Intervento in occasione della cerimonia di Inaugurazione dell'Anno Formativo 2018 della Scuola Superiore della Magistratura (23/03/2018)

Scandicci (FI), Scuola Superiore della Magistratura

Presidente Lattanzi, Presidente Raimondi, Presidente Silvestri, Signor Capo di Gabinetto del Ministero della Giustizia Dott.ssa Cesqui, signori componenti del comitato direttivo della Scuola, autorità, signore e signori,

esprimo gratitudine al Presidente Silvestri e al direttivo della Scuola per aver voluto far coincidere l'inaugurazione  dell’anno formativo della Scuola Superiore  con la scelta, più che mai propizia, della Lectio magistralis  del Presidente della Corte europea dei diritti dell’Uomo, Guido Raimondi. Non si tratta soltanto di una straordinaria occasione  culturale,  già di per se altamente significativa, ma di un evento che assume notevole significato per la Scuola e per l'intero ordine giudiziario.   Essa mi consente  di soffermarmi, seppur brevemente,  su due fili conduttori mai interrottisi nel corso dei lavori dell’organo di autogoverno che ho avuto l’onore di guidare, quale vicario del Capo dello stato, negli ultimi tre anni e mezzo.

Il primo tema attiene alla prospettiva dei rapporti che legano la Scuola al Consiglio Superiore della Magistratura, il secondo alla dimensione sovranazionale della formazione dei magistrati italiani.

I rapporti tra la Scuola e il Consiglio sono stati, già in altre occasioni , rivisitati e descritti per come si sono sviluppati attraverso  distinte fasi. In particolare, già  in occasione dell’inaugurazione dello scorso anno di formazione, ebbi modo di ricordare come l’istituzione della Scuola Superiore della Magistratura abbia risentito , nella sua fase di avvio,  dei riflessi determinati dalla perdita, da parte del governo autonomo, di una delle  sue funzioni tradizionali e fondamentali, ancorché non inserite tra quelle puntualmente enumerate nell’art. 105 Costituzione.

È stato dunque naturale che, al venir meno di tali funzioni, facesse seguito un momento di  resistenza, di scetticismo, persino di contrasto. A tale iniziale  fase, che possiamo ormai  considerare definitivamente superata,  ne succedette una seconda, volta a cogliere e sviluppare, prima timidamente poi più convintamente, gli spazi di cooperazione. Il mandato di questo Consiglio prese avvio in corrispondenza di questo momento di disgelo e di graduale apertura all’attuazione dei nuovi schemi collaborativi  imposti dalle riforme degli anni pregressi .  

La nomina del Presidente Silvestri e del nuovo direttivo incrementò ancora i margini di una collaborazione che andava, nel frattempo, caratterizzandosi con un deciso allargamento dei campi e degli ambiti dell’offerta formativa. Così si sviluppava, in piena intesa con il Consiglio superiore, l’attenzione e la cura per molteplici profili specialistici della giurisdizione, ad esempio  per quegli ambiti preziosi e determinanti nell’esercizio delle funzioni giudiziarie, come la magistratura di sorveglianza o il nuovo diritto della protezione umanitaria; faceva seguito, altresì, un forte rilancio della formazione permanente, intesa quale elemento indefettibile del rapporto con i percorsi di carriera e, segnatamente, con le aspirazioni al conferimento degli incarichi direttivi; inoltre, le numerose produzioni consiliari e le buone pratiche dell’organizzazione giudiziaria cominciavano a divenire un patrimonio messo a fattor comune tra il Consiglio e la Scuola.

Trovava poi un inedito sviluppo il fronte della interdisciplinarità, quello cioè del rapporto del diritto con altri saperi: esemplificativo, in questa prospettiva, è stato il lavoro di raccordo su un tema chiave quale quello della comunicazione istituzionale da parte degli Uffici giudiziari e dei magistrati in generale. Le riflessioni sviluppate nel corso dei seminari che si sono svolti nel passato biennio presto confluiranno nella elaborazione delle prime linee guida sulla comunicazione istituzionale degli uffici giudiziari italiani,  la cui redazione è stata affidata dal Comitato di Presidenza e dalla Settima Commissione ad un qualificato gruppo di lavoro coordinato dal Presidente Canzio.

È stato anche così che il governo autonomo ha gradatamente preso confidenza con l’istituto della linee guida sulla formazione, valorizzandone il peso e la natura  che mai può considerarsi alla stregua di un indirizzo cogente e di dettaglio. Si tratta, invece, di uno strumento di coordinamento e integrazione tra funzioni diverse, quali sono quelle consiliari e della Scuola, ma che devono trovare ampi spazi di consonanza, indirizzando all’unisono, quindi, la visione e il modello di magistrato a cui  entrambe le Istituzioni guardano nell'esercizio responsabile delle rispettive funzioni. Anche così il CSM e la SSM affermano quel carattere servente dell’ordine giudiziario, e mai autoreferenziale, che deve connotare l'esercizio delle rispettive funzioni, l’integrazione delle due sfere di decisione ed operatività autonome, affinché il destinatario comune dell’esercizio delle rispettive funzioni possa trarne il massimo giovamento.

Vengo al secondo dei due punti cui ho accennato all'inizio. Le rilevanti convergenze e le solide interrelazioni tra l’ordinamento nazionale e la dimensione continentale della produzione del diritto,  pongono in luce l’esigenza di coltivare, nella magistratura italiana, strumenti e consapevolezza del dialogo diffuso tra le Corti e del ricorso, sempre più informato e maturo, ai grandi istituti di osmosi con il diritto sovranazionale. Si tratta di una dimensione larga di impegno che tocca molteplici prospettive; una delle più preziose, perché percorsa da una cospicua venatura di attualità e da una forte tendenza evolutiva, è proprio quella dei rapporti tra Corte Europea dei diritti dell’Uomo e Governo autonomo della Magistratura.  Il rapporto, recentemente si è andato consolidando. Nel corso dello scorso mese di maggio,   si è tenuto  a Roma un lungo confronto con le Corti europee articolato in più fasi, che ha visto partecipare, accanto ai vertici della Corte Costituzionale e  delle giurisdizioni ordinaria e speciale, anche il governo autonomo della magistratura . Ancora più rilevante si è dimostrato, in seguito, l’ulteriore incontro tenutosi a Strasburgo in autunno. È stata l’occasione per discutere di temi di portata straordinaria: su tutti le prospettive di entrata in vigore del Protocollo n. 16, che prevede l'introduzione del parere consultivo su questioni di principio relative all'interpretazione o all'applicazione dei diritti e delle libertà definiti dalla Convenzione o dai suoi protocolli. In quella occasione, il Consiglio Superiore ha stipulato un Protocollo di intesa con la Corte Europea dei diritti dell’Uomo, che costituisce un deciso passo in avanti nel percorso finalizzato a rendere pienamente conoscibile, al livello diffuso della magistratura ordinaria, lo stato della giurisprudenza della Corte Europea. Di questo Protocollo, il Consiglio ha  già iniziato a dare  applicazione con una delibera,  adottata pochi mesi fa, con la quale , nell'ambito dello sviluppo e dell'implementazione di una innovativa  Banca Dati della giurisprudenza di merito, sono stati  delineati  gli spazi in cui evidenziare il valore e  il seguito delle sentenze delle Corti europee. Il sistema di pubblicità e divulgazione, gestito in sinergia con la Corte Suprema di Cassazione, potrà integrare conoscenze e possibilità di agile consultazione da parte dei magistrati ordinari.

Viene in gioco quindi di un tema cruciale, su cui il Consiglio molto ha investito nel corso degli ultimi tre anni: quello di evitare che il dialogo tra le Corti mantenga un livello esclusivamente confinato ai vertici della giurisdizione, senza lasciare utili spazi ai rapporti tra Corte e sistema giudiziario nazionale, nel suo complesso di potere - ordine. Presupposto indefettibile perché questo disegno prenda corpo ed effettività è certamente la piena conoscibilità degli indirizzi giurisprudenziali e delle tecniche di interpretazione sviluppati dalle Corti europee; del pari, rilevante è cogliere l’interezza della vicenda processuale e di diritto sostanziale che sfocia nella regiudicanda a Strasburgo. Il Consiglio superiore ritiene  di spendersi e di farsi parte attiva in questo complesso ruolo di diffusione e di comunicazione tra le giurisprudenze, in certa misura introducendo un tassello del più ampio mosaico rappresentato dall’integrazione degli indirizzi giurisprudenziali.

Quello illustrato rappresenta un elemento tra i più preziosi del complessivo riposizionamento del CSM nell’orizzonte largo delle relazioni internazionali e nel processo di integrazione continentale, un indirizzo che dobbiamo  provare a perseguire congiuntamente. Essa tende all’apertura culturale della conoscenze e delle sensibilità dei magistrati italiani, nonché al contatto con quegli orizzonti ampi che sono ormai indispensabili per conferire significato pieno e contemporaneo ai termini di autonomia, di indipendenza, di efficienza e tempestività dell’offerta di giustizia.  Si tratta di una scelta densa di significati anche per la formazione in tema di diritto europeo , obiettivo che la Scuola già persegue efficacemente ma che può essere ulteriormente rafforzato con il  dialogo più intenso e costante delle giurisdizioni nazionali con le giurisdizioni sovranazionali . Anche così le nostre Istituzioni possono contribuire a rafforzare la fiducia nella giustizia e nello Stato di diritto, quindi nelle Istituzioni democratiche nel loro complesso. Vi e' in questa ambizione quella che Emilio Betti denominava “un’eccedenza di significato”, ovvero l’intento di perseguire qualcosa che va al di là del puro esercizio delle funzioni insite nel concorso all’amministrazione della Giustizia. Un autentico valore costituzionale, insomma, che si realizza con l’afflato  continentale ed europeo che deve pervadere la giurisdizione.

L’occasione, dunque, che il mio ultimo intervento all’inaugurazione dei lavori di questa Istituzione, quale Vice presidente del Consiglio Superiore, coincida con la lectio pronunciata da Guido Raimondi, rappresenta un  sigillo simbolico ad uno dei più  innovativi e ormai stabili orientamenti seguiti dal Consiglio Superiore e in certa misura, costituisce anche  la conferma che l’integrazione tra le linee guida per la formazione sviluppate dal Consiglio e la costante offerta culturale della Scuola, può garantire  quel   livello  professionale alto che non da oggi caratterizza l'ordine giudiziario italiano e che costituisce la migliore garanzia di concreta affermazione dell'indipendenza di ciascuno dei magistrati italiani.

Auspico   che questa linea di sviluppo possa consolidarsi in futuro, alla stregua di un asse portante della collaborazione tra governo autonomo e Scuola.

Nel ringraziare ancora i Presidenti Raimondi e Silvestri per questa opportunità ,  auguro  a tutti Voi un buon anno di attività formative.

Pubblicato il 24 Marzo 2018