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mar 03 2010
Elezioni Comunali Chieti
mercoledì 03 marzo 2010
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feb 16 2010
BERTOLASO: LEGNINI, GOVERNO FACCIA CHIAREZZA SU APPALTI E GESTIONE
martedì 16 febbraio 2010

"Si faccia immediatamente chiarezza sull'atteggiamento deprecabile di alcuni imprenditori che, dopo il tragico terremoto del 6 aprile in Abruzzo, hanno pensato in modo cinico solo agli affari, e sugli altri preoccupanti elementi che stanno emergendo dall'indagine sulla Protezione civile". Lo dichiara il senatore abruzzese del Pd Giovanni Legnini che ha annunciato un'interrogazione urgente ai ministri competenti.
"In particolare - spiega - dagli atti d'indagine risulterebbe che Angelo Balducci si sia adoperato affinché Diego Anemone entrasse nella gestione dei lavori di ricostruzione e, inoltre, che il fratello del dirigente del Progetto Case Abruzzo, Giammichele Calvi, abbia rilevato un'azienda di Tarantini, notizie che se confermate comproverebbero un quadro preoccupante dei rapporti tra i responsabili della protezione civile e imprenditori desiderosi solo di concludere affari".
"Alla luce di tali elementi - conclude Legnini - è necessario che si faccia al più presto chiarezza anche in Parlamento su come la Protezione Civile ha gestito gli interventi di ricostruzione, gli appalti per la realizzazione del piano C.A.S.E e sulle modalità di affidamento dei lavori fino ad ora eseguiti. Questo anche nell'interesse della Protezione civile e di Bertolaso che hanno svolto un buon lavoro in Abruzzo, e di tutti i cittadini abruzzesi e del Paese che hanno il sacrosanto diritto di sapere come vengono gestite le risorse stanziate per far fronte alle emergenze."

 
 
feb 16 2010
Conversione in legge del decreto-legge 30 dicembre 2009, n. 194, recante proroga
martedì 16 febbraio 2010
Signor Presidente, questo decreto cosiddetto milleproroghe è l'ennesimo provvedimento omnibus emanato dal Governo, che smentisce nuovamente i suoi proclami enfatici circa l'intento che caratterizzerebbe e animerebbe la sua azione, teso a respingere i cosiddetti assalti alla diligenza. Qualche tempo fa ricordai che, solo in materia economica e finanziaria, abbiamo accumulato - o meglio: avete accumulato, colleghi della maggioranza - 2520 commi, in diversi provvedimenti, a cui si aggiungono altri 250 commi che compongono il provvedimento sulla Protezione civile, approvato nei giorni scorsi, e quello di cui stiamo discutendo oggi. Si tratta di un provvedimento che segna l'ulteriore scadimento della qualità legislativa che caratterizza questa fase della legislatura, per tutti i motivi che hanno illustrato i colleghi intervenuti, e aggrava il grado di inattendibilità della gestione finanziaria delle risorse pubbliche, che abbiamo più volte denunciato. È emblematico il caso - ed è questa la ragione principale per la quale ho chiesto la parola - dei commi 10 e 11 dell'articolo 1 del decreto-legge oggi in discussione, relativi alla sospensione dei tributi e dei contributi per i terremotati in Abruzzo, di cui ci siamo ampiamente occupati sotto molteplici profili, non solo sotto il profilo della copertura finanziaria, nel dibattito svolto sia in Commissione che in Aula. Abbiamo detto tutto ciò che c'era da dire e da chiarire sul punto: il Governo, e questo è un dato di fatto, oggi - solo oggi - è stato costretto, dopo le nostre pressanti richieste, a dire ciò che si ricavava già implicitamente dal testo del decreto e dall'ordinanza emanata il 30 dicembre, ma che il Governo stesso si rifiutava di dire, ovvero che i tributi e i contributi sospesi dovranno essere tutti restituiti dai contribuenti abruzzesi entro il 2010, come è scritto nella norma, come è certificato dalla Ragioneria generale dello Stato e come è stato dichiarato per iscritto dal Ministero dell'economia. Ciò, chiaramente, con l'intento di giustificare la mancata copertura finanziaria dell'ulteriore sospensione disposta con questo provvedimento e con l'ordinanza. Non si spiega altrimenti - e lo abbiamo già detto - l'inedita struttura, per così dire, della decisione che è stata assunta: ovvero si annuncia un'intenzione con il decreto, quella di voler ulteriormente sospendere i versamenti, che viene declinata attraverso un'ordinanza di Protezione civile. Si tratta di un utilizzo improprio di questo strumento - e anche questo lo abbiamo già detto - che ha assunto un'estensione senza limiti: si pensi alle 500 ordinanze di cui ha parlato il presidente Zanda due giorni fa, che si occupano di tutto, che costituiscono ormai un corpus di norme parallelo e che disciplinano diritti «primarissimi», obblighi e interessi corposi, pur essendo emanate al di fuori del procedimento legislativo fissato dalla Costituzione, e quindi al di fuori di ogni possibilità di intervento del Parlamento. La vicenda delle tasse in Abruzzo è ancora più grave se la leggiamo nel suo insieme: voglio sforzarmi di ricostruirla in estrema sintesi.
 
dic 29 2009
Dichiarazione di voto - Legge Finanziaria per il 2010
martedì 29 dicembre 2009
Signor Presidente, Signori del Governo, Onorevoli colleghi, questa legge Finanziaria, l'ultima dopo 31 anni, segna la conclusione di un ciclo economico e forse è destinata ad accelerare il mutamento degli scenari politici.La ripresa dell'economia mondiale è iniziata ma per risalire la china, per tornare ai livelli di prodotto, reddito ed occupazione pre-crisi occorreranno diversi anni, per l'Italia almeno quattro secondo le più ottimistiche previsioni del Governo. Il contributo alla ripresa della nostra economia derivante dal complesso delle politiche attuate dal Vostro Governo sarà, se le previsioni (fragili) saranno rispettate, dello 0,44%. Non lo diciamo noi, ma il Vostro documento di programmazione Economica e Finanziaria.Abbiamo ascoltato nell'anno e mezzo della crisi molti argomenti a sostegno della politica rinunciataria del Governo. Tra i tanti,  due sono stati i più ricorrenti, con i quali il Ministro dell'Economia ha supportato le scelte (o le non scelte) che mano a mano venivano attuate sotto il segno della "prudenza":1 - era necessario mettere i conti in sicurezza e a ciò era servita la manovra triennale del luglio 2008, prima dell'esplosione della fase acuta della crisi;2 - era necessario per conseguire tale finalità arginare il cosiddetto assalto alla diligenza in sede parlamentare;Mi chiedo e Vi chiedo, Signori della maggioranza: si può ragionevolmente ritenere che questi, pur minimali, obiettivi si siano realizzati?Non potete sostenerlo perché non è vero! E non potete sostenerlo perché noi registriamo il più grave peggioramento dei conti pubblici degli ultimi 18 anni almeno, certo per effetto della crisi, ma anche in conseguenza della politica del Governo. Non siamo noi ma le vostre previsioni e i dati ufficiali che ci dicono che il debito pubblico è salito dal 103,5 sul PIL del 2007 al 117,3 previsto nel 2010, 14 punti in 2 anni, un balzo senza precedenti. E sempre la dura realtà ci dice che l'avanzo primario, il vero indice di virtuosità della politica di bilancio, precipita dal 2,4 a - 0,4, un disavanzo primario quindi che non si registrava dal 1991.La spesa corrente primaria è salita in un anno del 3% sul PIL e non certo per effetto di manovre in deficit, che non sono state attuate (neanche per gli ammortizzatori sociali che sono stati attinti da altri capitoli di bilancio) ma prevalentemente in virtù di scelte del Governo. E qual è la concausa di questo peggioramento dei conti? E' quell'assalto alla diligenza, che si voleva a tutti i costi evitare, non tanto in Parlamento, dove si è rifiutato qualunque confronto, ma all'interno stesso del Governo. In questi 20 mesi i provvedimenti finanziari approvati, dal decreto ICI a questa finanziaria, sono stati nove.E sapete quanti sono i commi che compongono questi provvedimenti? Sono 2520! Vi fornisco se volete, la tabella precisa redatta dai nostri preziosi collaboratori.Sapete quanti sono stati i commi delle leggi Finanziarie del Governo Prodi? 2557! Lo stesso numero delle norme da voi approvate.
 
nov 02 2009
Dichiarazione sul Teatro Marrucino - replica a Sen. Di Stefano
lunedì 02 novembre 2009

«Finalmente qualcuno del centrodestra avverte il dovere di fare qualcosa per il Teatro Marrucino. Un’iniziativa con la qual sostanzialmente si ammette tardivamente l’inerzia e l’inadempienza della Regione che pure aveva tentato una goffa giustificazione con una conferenza stampa in pompa magna qualche settimana fa, dopo la nostra denuncia. Stupisce che un preciso obbligo della Regione venga fatto oggetto di un tentativo di attività propagandistica. Nessuno di noi ,quando la Regione fino a in anno fa erogava i finanziamenti dovuti e anche di più di quelli del passato (1.150 milioni per l’anno 2005, 1.140 milioni per il 2006, 1.120 milioni per il 2007, 1.340milioni per il 2008, ai quali vanno sommati ulteriori 1.550 milioni nel 2007 e nel 2008 per il finanziamento del progetto “Rete per lo spettacolo”), si permise di fare propaganda. Il denaro è pubblico ed è destinato alla cultura, non a sostenere la corsa elettorale di qualcuno. È triste altresì vedere come qualche artista, che peraltro non ha nessun rapporto con il teatro, si presti ad incursioni politiche di tal genere. Non è commentabile infine il presagio dell’imminente cambio dell’amministrazione a Chieti, decisione che spetta agli elettori e non al Sen. Di Stefano, dal quale mi aspetterei un maggior senso delle istituzioni. La Regione si sbrighi a stanziare i soldi che spettano al Teatro altrimenti l’attività lirica non potrà riprendere e ciascuno faccia il suo dovere  con sobrietà e rispetto per il Teatro e per chi ci lavora e per gli elettori. »

 
ott 30 2009
RIPRISTINATI I FINANZIAMENTI PER I PICCOLI COMUNI
venerdì 30 ottobre 2009
Una misura che interessa circa 180 Comuni abruzzesi per importanti servizi sociali
"Abbiamo salvato importanti servizi nei piccoli Comuni, un risultato importante per tante amministrazioni abruzzesi". Lo afferma il senatore del Pd Giovanni Legnini dopo che la commissione Bilancio ha approvato un emendamento da lui presentato per i finanziamenti ai piccoli Comuni e a quelli montani.
"Si tratta - spiega - di circa 200 milioni di euro che erano stati destinati con la Finanziaria del 2007 per interventi di natura sociale e socio-assistenziale per i Comuni sotto i 5 mila abitanti e per quelli montani per i quali il rapporto anziani ultrasessantacinquenni - popolazione è superiore al 30% e bambini- popolazione superiore al 4,5%"."Il governo - aggiunge - con l'ultima Finanziaria aveva eliminato tale contributo che in questi anni aveva consentito, su un totale di circa 2 mila assegnatari, ai 149 Comuni abruzzesi destinatari per finalità legate agli anziani e ai 31 per quelle destinate ai bambini di garantire alcuni importanti servizi aggiuntivi". "Con l'emendamento approvato - conclude Legnini - il contributo viene ripristinato per il prossimo triennio, un intervento che la maggioranza ha dovuto riconoscere come indispensabile poiché la soppressione di tale contributo sarebbe stato un duro colpo per i piccoli Comuni del tutto insopportabile in un momento di grave crisi economica e sociale come quello che stiamo vivendo".
 
ott 30 2009
Comunicato Stampa sulla vicenda Villa Pini
venerdì 30 ottobre 2009
Un intervento forte sul Governo centrale affinché costringa la Regione ad occuparsi e risolvere la drammatica situazione dei lavoratori e dell'assistenza nel Gruppo Villa Pini. E' ciò che è stato chiesto al Presidente, sen. Ignazio Marino, nel corso dell'incontro di questa mattina con le OO.SS.         "Ho esposto al Presidente Marino che non si è mai visto che il titolare del Servizio Sanitario, ovvero la Regione, non si occupi seriamente con decisioni chiare e concrete di una vicenda che è sempre più esplosiva" ha dichiarato il sen. Legnini a conclusione dell'incontro."E' intollerabile il silenzio, la tattica del rinvio, l'atteggiamento pilatesco dei vertici della Regione. Ci sono i lavoratori con 6-7 mesi di arretrati, assistenza sanitaria a rischio, strutture interessate da ordinanze di chiusura, un futuro sempre più nebuloso del Gruppo e gli amministratori regionali stanno con le mani in mano.         E' una vergogna ciò che sta accadendo ed è moralmente, prima ancora che politicamente, inaccettabile che il dramma e l'esasperazione dei lavoratori venga trattato con superficialità e cinismo da parte di qualcuno. La Regione dopo mesi e mesi di vertenze non è neanche riuscita a fare i conti. Figuriamoci quando si tratterà di parlare del futuro del Gruppo.         E' urgente che venga deciso da subito quale deve essere il futuro delle cliniche, dei centri e soprattutto dei lavoratori".         Il Presidente Marino, dopo aver ascoltato dai Sindacati i termini della vertenza, ha assicurato che nei prossimi giorni assumerà le iniziative necessarie. 
 
lug 29 2009
DPEF - Intervento Senato della Repubblica
mercoledì 29 luglio 2009
«Signora Presidente, signor Vice Ministro, colleghi, i dati di finanza pubblica contenuti nel DPEF, che il collega Garavaglia ha poco fa riepilogato, risultano molto più preoccupanti non soltanto delle previsioni elaborate lo scorso anno ed ulteriormente aggiornate, in peius, dalla RUEF, ma anche delle più pessimistiche aspettative.I numeri dell'anno in corso e quelli dell'arco temporale previsivo si commentano da sé. Il deficit cresce dal 2,7 al 5,3 per cento per l'anno in corso, si mantiene al 5 per cento nel 2010, per scendere al 4,4, al 4,1 e al 3,7 per cento nel triennio successivo. Il debito registra un balzo, senza precedenti, di quasi 10 punti in un anno, passando dal 105,8 del 2008 al 115,3 per cento del 2009, e si accresce nel triennio successivo. L'avanzo primario precipita dal più 2,4 al meno 0,4 per cento, con un segno negativo (disavanzo primario che non siamo abituati a sentire come espressione nelle nostre Aule parlamentari) che non si registrava dal 1991 - quindi, il risultato peggiore da 18 anni a questa parte - e si ricostituisce in senso positivo, ma a livelli molto bassi, a partire dal 2010. Il disavanzo per l'anno corrente peggiora dunque di oltre 38 miliardi di euro, superando gli 81 miliardi in termini assoluti, con un saldo primario ancora più negativo di 43 miliardi.Tali indicazioni sono sostanzialmente coincidenti con quelle elaborate nelle scorse settimane dall'OCSE, dalla Banca d'Italia e dalla Commissione europea, istituzioni che di recente sono state accusate dal Governo italiano di diffondere pessimismo solo perché rendevano noti dati purtroppo molto negativi, che oggi il Governo stesso ufficializza con il DPEF.
 
lug 29 2009
Relazione di Minoranza su DPEF
mercoledì 29 luglio 2009
I dati di Finanza pubblica contenuti nel DPEF risultano molto più preoccupanti, non soltanto delle previsioni elaborate lo scorso anno ed ulteriormente aggiornate in peius dalla RUEF, ma anche delle più pessimistiche aspettative.            I numeri dell'anno in corso e quelli dell'arco temporale previsivo si commentano da sé: il deficit si accresce  dal 2,7 al 5,3 per l'anno in corso, si mantiene al 5 nel 2010, per scendere al 4,4, 4,1 e 3,7 nel triennio successivo; il debito registra un balzo senza precedenti di 10 punti (dal 105,7 all'115,3 nel 2009) e si mantiene stabile a livelli elevatissimi nel triennio successivo; l'avanzo primario precipita da 2,4 a 0,4, con un segno negativo (disavanzo primario) che non si registrava dal 1991, il risultato peggiore, quindi, da 18 anni e si ricostituisce in senso positivo ma a livelli molto bassi a partire dal 2010.            Il disavanzo per l'anno corrente peggiora, dunque, di oltre 38 miliardi (superando gli 81 MLD) con un saldo primario ancora più negativo di 43 MLD.            Tali indicazioni sono sostanzialmente coincidenti con quelle elaborate nelle scorse settimane dall'OCSE, dalla Banca d'Italia, dalla Commissione Europea, Istituzioni che di recente sono state accusate dal Governo italiano di diffondere pessimismo solo perché rendevano noti dati, purtroppo molto negativi, che oggi il Governo stesso ufficializza con il PDEF.            Tali dati sono ancora più preoccupanti se si considera che:-         la spesa corrente primaria aumenta del 3% del Pil in un anno, un'enormità raggiungendo il massimo strico del 43,4%. 6 punti  in  più  sul PIL rispetto alla fine degli anni '90;-         la pressione fiscale aumenta di 0,6 punti,  toccando il livello record di 43,4% del PIL e mantenendosi sostanzialmente inalterato (43%) in tutto l'orizzonte previsivo; si tratta del dato più elevato dal 1997, anno nel quale fu introdotta la C.d. tassa per l'Europa, poi in parte restituita, sulla base dell'impegno assunto con i cittadini;

-         la caduta verticale del PIL (5,2% - il dato peggiore dal dopoguerra ad oggi), sta tra l'altro producendo effetti devastanti sull'occupazione il Cnel, come è noto stima che il tasso di disoccupazione possa raggiungere a fine anno il 9%, con un'ulteriore perdita di posti di lavoro nell'anno in corso fino a 540.000 unità (che diventano 820.000 in termini di ULA). (...)

 
giu 18 2009
LAVORATORI DEL GRUPPO VILLA PINI. DOPO LO SCANDALO, LA BEFFA
giovedì 18 giugno 2009

«Questa mattina per la terza volta in una settimana ho incontrato molti lavoratori del gruppo Villa Pini , recandomi davanti e dentro la clinica di Chieti. La situazione è sempre  più drammatica ed insostenibile per 1500 persone che,come è ampiamente noto, non percepiscono lo stipendio ormai da sei mesi. Ho ascoltato molte storie che testimoniano la drammaticità di quanto sta accadendo: mamme che non riescono a dare risposta ai propri bambini sul perché il datore di lavoro non paga lo stipendio, famiglie monoreddito o coniugi che lavorano entrambi nel gruppo, e con mutui a carico, madri separate con figli che vivono nella disperazione, lavoratori aquilani che subiscono oltre agli effetti del terremoto anche la beffa di non vedersi erogare gli 800 € previsti nel famoso decreto Berlusconi.. Cominciano inoltre ad essere a rischio l’erogazione dei servizi sanitari, mentre quelli riabilitativi sparsi su tutto il territorio regionale sono per larga parte sospesi.

 

A fronte di tale situazione di emergenza, la risoluzione approvata dal Consiglio regionale straordinario di martedì scorso a firma del Presidente Chiodi e dei capigruppo della maggioranza di centro-destra è ”acqua fresca”. La Regione non ha inteso assumersi la responsabilità che le opposizioni hanno invocato per sbloccare la situazione. I lavoratori, le loro famiglie, i pazienti sono doppiamente beffati da un datore di lavoro prigioniero dei pasticci del passato e da una Regione che dovrebbe garantire la contestuale erogazione di servizi di rilevanza pubblica e delle retribuzioni di chi lavora e che invece ha scelto di “lavarsi le mani”, relegando la vicenda nell’ambito del contenzioso tra banche, Gruppo Villa Pini e Asl ed invocando un intervento dei giudici alquanto singolare e che con ogni probabilità non arriverà.

Ho comunicato oggi ai lavoratori che, come rappresentante delle istituzioni, mi impegnerò in un viaggio “della verità e della giustizia”. Ho colloquiato già con i vertici della ASL di Chieti che da tempo si stanno adoperando per trovare una prima seppur parziale soluzione , ho chiesto un incontro all’Assessore regionale alla sanità, dott. Venturoni, mi recherò alla procura della Repubblica di Pescara e di Chieti, per rappresentare la gravità della situazione  che è venuta a determinarsi e chiedere se siano individuabili responsabilità  per quanto sta accadendo, ho richiesto un incontro con le segreterie regionali di CGIL, CISL E UIL, chiederò alla Commissione parlamentare di inchiesta sull'efficacia e l'efficienza del Servizio sanitario nazionale, istituita presso il Senato, di occuparsi della vicenda, dopo aver nei giorni scorsi presentato un interrogazione al Ministro della Salute.

Insieme al gruppo regionale del PD e alle altre opposizioni, che si stanno occupando del caso, non mollerò fino a quando non saranno assunte decisioni concrete per risolvere questo grave problema.

Non è accettabile che chi è stato eletto a governare questa Regione e l’Italia , anche sull’onda delle note vicende sanitarie di cui la famiglia Angelini è parte non secondaria, oggi non faccia nulla di concreto per dare una risposta ai soli che stanno pagando un prezzo troppo elevato e cioè i 1500 lavoratori. Terrò la stampa informata di tutte le mie iniziative. »

 
giu 18 2009
Da Edilizia e territorio - Il Sole 24 ore
giovedì 18 giugno 2009
Il grave sisma che ha colpito l'Abruzzo lo scorso 6 aprile, con i devastanti effetti determinatisi, avrebbe imposto da parte dell'esecutivo interventi legislativi più incisivi e corrispondenti ai numerosi annunci e impegni solenni assunti dal presidente del Consiglio e da numerosi ministri. L'opposizione si è dichiarata da subito disponibile ad una collaborazione in Parlamento, perché di fronte a situazioni catastrofiche come questa è  del tutto chiaro che bisogna unire le forze per il bene delle popolazioni colpite, con proposte concrete e il successivo controllo dell'operato del governo. Ma finora i risultati non sono affatto soddisfacenti, nè per i contenuti degli interventi emanati dal governo - nonostante le significative modifiche apportate al senato grazie alle pressioni dell'opposizione - né per le modalità scelte per affrontare la fase della ricostruzione.Occorre notare, innanzitutto, che il decreto post-terremoto emanato dal governo il 28 aprile scorso e già esaminato in prima lettura dal Senato,è caratterizzato da una struttura e da contenuti che si discostano fortemente da quelli emanati in passato dopo altri simili eventi sismici. In secondo luogo, nonostante l'enfasi propagandistica per la quale il Presidente del Consiglio dei Ministri parlò di record mondiale nella velocità d'intervento, non è vero che l'emanazione del decreto sia stata la più rapida rispetto a quelli passati. Solo per fare qualche esempio, infatti, rispetto ai 22 giorni occorsi al governo Berlusconi  l'emanazione del decreto, nel caso del Friuli bastarono sette giorni, per la Campania si intervenì addirittura in tre.  E' vero che le disposizioni normative e finanziarie sulla ricostruzione, che nello altre circostanze erano contenute in provvedimenti successivi ai decreti d’urgenza post-terremoto, sono state più rapide che in passato, ma - come vedremo - la velocità si è posta in antitesi con il carattere della determinatezza e della ponderazione in rapporto alla situazione specifica determinatasi nel terremoto abruzzese. E' in ciò che va individuata la prima sostanziale anomalia del decreto. (...)
 
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