L’integrità della magistratura giudicante – prospettive italiane ed europee a confronto (07/06/2017)

Intervento del Vice Presidente su“L’integrità della magistratura giudicante – prospettive italiane ed europee a confronto”, nell’ambito della riunione del Consiglio Consultivo dei Giudici Europei (CCJE)

Rivolgo il più cordiale benvenuto a tutti voi, qui a Roma, in occasione di questa riunione del Board e del Gruppo di lavoro del Consiglio Consultivo dei Giudici Europei. Ringrazio il Presidente della Nona commissione consiliare, il Professor Alessio Zaccaria che ha contribuito a rendere possibile l’organizzazione di questo evento. Rivolgo anche un caloroso ringraziamento al Consigliere Lucio Aschettino che guiderà la prima parte dei lavori di questo pomeriggio, nonché ai Consiglieri Lorenzo Pontecorvo e Raffaele Sabato della Corte di Cassazione, ai quali spetta il compito di delineare il sistema italiano di monitoraggio della integrità nel sistema giudiziario italiano.

Sono grato, infine al Presidente Engstad che assumerà la presidenza  nella seconda parte del pomeriggio offrendo un quadro, insieme alla relatrice Nina Betetto e al relatore Bert Van Lierop, sugli standard di integrità secondo il Consiglio d’Europa e gli organi istituiti presso di esso.

La scelta di dedicare la Conferenza di oggi – e, in parte, i lavori dei giorni successivi - al tema de “L’integrità della magistratura giudicante – nuove prospettive italiane ed europee”, risulta  quanto mai opportuno.

“Integrity”è termine sul quale vale la pena meditare con attenzione. Non è e non vuol dire soltanto autonomia di giudizio, né si risolve nei diversi significati di indipendenza. In verità, si tratta di una qualità indispensabile del giudice che ne sostiene la terzietà, proteggendolo da ogni tipo di influenza diretta o indiretta. Ma la parola assume anche un’ulteriore valenza, da non sottovalutare. Integrità, infatti, non vuole essere solo un connotato di fatto e reale, peraltro non facile da misurare empiricamente.

Si deve piuttosto trattare di una dote, di una qualità avvertita a livello collettivo. E’questo il senso della percezione di integrità del giudice. Questo tema della percezione di integrità è espresso a chiare lettere nel punto 3.2 dei Principi di Bangalore, adottati in seno alle Nazioni Unite e che, dunque, annovera tale qualità del giudice tra i principi essenziali per il rendimento di ogni corpo giudiziario.

D’altronde, lo stesso articolo 50 dell’opinione del CCJE del 2002, raccomanda che il giudice “deve comportarsi con integrità nell’esercizio delle funzioni e nella vita privata”

L’integrità, del resto, si collega con i processi di legittimazione. In realtà, si tratta di un elemento determinante per favorire il consenso di una comunità intorno all’operato del magistrato e, in ultima analisi, sulla sua funzione.

Non dobbiamo infatti dimenticare che l’integrità, se riferita al giudice che esercita un potere diffuso e non accentrato, è un predicato che dal singolo, si estende e si riflette sull’intero ordine giudiziario di un Paese. Si tratta, dunque, di un fondamentale baluardo perché proliferino fiducia e affidamento nel compito di chi è chiamato a rendere giustizia.

Non a caso, sempre secondo le Nazioni Unite, l’integrità del giudice rappresenta un prerequisito per garantire l’effettiva tutela dei diritti  umani.

Questi tre giorni di lavori offriranno notevoli spunti sulle prospettive italiane ed europee per la definizione del principio di integrità. Peraltro, non si può trascurare il fatto che il concetto di integrità continua ad evolvere nel tempo; si atteggia, infatti a fattore di richiamo per nuove sfide che coinvolgono il potere giudiziario.

Si pensi ai cangianti e complessi temi del rapporto tra giudici e mezzi di comunicazione. E’questo un versante che da un lato chiama in causa il dovere di informare su fatti e circostanze che ricadono nella sfera pubblica; dall’altro, occorre evitare che il giudice cada nell’errore di eccessi comunicativi, nelle trappole del protagonismo, oppure che commetta l’errore di comunicare lasciando emergere una qualche pre - comprensione, oppure un orientamento preconcetto.

Questo versante è particolarmente delicato. Il CSM italiano se ne sta occupando a fondo proprio in queste settimane. Si tratta di profili che interessano l’attività di formazione dei giudici, ma anche il loro rapporto con le nuove tecnologie e i nuovi contesti di influenza ed incisione sullo spazio collettivo.

Il Consiglio consultivo dei Giudici Europei, dunque, riveste un ruolo considerevole nello scambio e nell’osmosi delle definizioni, delle buone pratiche e delle tecniche di sostegno alla integrità di tutti gli appartenenti all’ordine giudiziario dei Paesi che aderiscono al Consiglio medesimo.

Ancora una volta, i lavori di questi giorni potranno costituire un essenziale punto di riferimento per gli Stati membri del Consiglio d’Europa, nel percorso verso un modello comune di organizzazione ed amministrazione della giustizia.

E questa considerazione vale per definire e garantire l’integrità di ciascun giudice in una prospettiva larga che tenga conto della necessità di preservarne l’indipendenza, ma di non consentirne l’isolamento da ogni profilo di responsabilità e dall’esigenza di essere percepiti quali terzi e imparziali.

I Consigli giudiziari, dunque, rappresentano i soggetti più autorevoli per concorrere ad elaborare standard sempre più elevati e consapevoli, proprio sulla base del vasto pluralismo dei modelli e delle possibili soluzioni per favorire lo sviluppo di una cultura dell’integrità. Tuttavia non è trascurabile la tradizione storica dei Codici Etici, i quali, pure, offrono spunti assai rilevanti, in punto di integrità: impossibile non citare, al riguardo, uno dei più risalenti, quello adottato dall’Associazione Nazionale Magistrati il 7 maggio del 1994.

Non mi resta, allora, che indicare per brevi cenni tutte le aree in cui gli standard di integrità si possono delineare e devono trovare spazi di discussione ed implementazione:

il contesto dei rapporti tra magistratura e politica;

i rapporti da tenere con le parti, anche fuori dalla sede processuale;

il tema della tendenziale unicità ed esclusività del trattamento economico percepito;

il citato profilo delle forme di comunicazione istituzionale, anche con riguardo all’esigenza di offrire tutela alla sfera della riservatezza dei singoli;

il rapporto tra efficienza, dedizione e percezione dell’integrità del singolo magistrato. Quest’ultima, in altre parole, è la dimensione che prende in considerazione il legame tra i tempi della decisione e, ancora una volta, la complessiva percezione collettiva dell’operato del giudice.

Già questi brevi cenni danno conto di quanto siano impegnativi l’analisi e lo scambio culturale che vi attende nel corso di questa Conferenza e delle prossime giornate.

Nell’auspicio che il confronto su un tema tanto ricco, complesso e rilevante si renda fruttuoso e proficuo, vi rinnovo il mio più sentito ringraziamento per la vostra presenza e i migliori auguri di buon lavoro.

Pubblicato il 07 Giugno 2017