Intervento in Plenum del CSM dell'8 marzo 2017

Intervento del Vice Presidente del CSM in Plenum in occasione dell’approvazione della delibera di VII Commissione sugli incontri con i Capi degli Uffici requirenti in vista della nuova Circolare sull’organizzazione degli uffici del Pubblico Ministero

Voglio cogliere l'opportunità che ci offre l'esame di questa delibera, per auspicare che il complesso e delicato tema dell'organizzazione degli Uffici di Procura venga affrontato con impegno e coraggio perché anche attraverso l'emanazione di una nuova circolare completa, organica e chiara passa il recupero di credibilità dell'intero ordine giudiziario. Dobbiamo far tesoro e valorizzare le molte esperienze positive, le buone pratiche adottate nei dieci anni che ci separano dalla riforma dell'ordinamento giudiziario, ma anche analizzare e ricercare soluzioni alle numerose patologie che hanno caratterizzato l'attività di alcune Procure. Le audizioni dei Procuratori Distrettuali e dei Procuratori Generali, insieme al lavoro istruttorio già compiuto dalla VII Commissione e dai relatori, sono certo che saranno indiscutibilmente preziose perché consentiranno di acquisire ogni elemento di valutazione e proposte da parte di chi quotidianamente é in trincea nella difficile funzione di guida degli Uffici, nella cura dell'organizzazione affidato ai Capi delle Procure e nella funzione di coordinamento propria dei Procuratori Generali che va positivamente sviluppandosi anche grazie all'impulso che il Procuratore Generale della Cassazione sta garantendo in virtù delle disposizioni di cui all'art. 6 dell'Ordinamento.

Mi auguro che con la nuova circolare si possa cogliere l'opportunità per affrontare anche il rilevante tema della tutela della segretezza degli atti di indagine penale. L'episodio, a tutti noto, venuto in evidenza negli ultimi giorni, ci impone una riflessione non più rinviabile circa gli strumenti organizzativi più idonei per tutelare il segreto investigativo ed assicurare il rispetto del divieto di divulgazione di atti coperti dal segreto. Il fatto che, nell'ambito della nota indagine sulla CONSIP, l'intera informativa di polizia giudiziaria, composta da oltre 1000 pagine, sia transitata dall'area della riservatezza affidata a 2 Procure della Repubblica ed alla polizia giudiziaria direttamente a diversi organi di informazione, costituisce un caso eclatante che rischia di minare la credibilità organi inquirenti.

Il Consiglio Superiore della Magistratura, che nell'esercizio delle sue funzioni costituzionali è chiamato a tutelare il prestigio e l'autorevolezza della Magistratura, non può ignorare il ripetersi di tali episodi e, seppur nell'ambito ristretto della normazione secondaria e del potere di emanazione di misure organizzative degli uffici, può e deve affrontare anche tale tema. L'esigenza di apprestare ogni misura finalizzata a preservare la riservatezza, la cui tutela è da annoverare tra i principi del giusto processo regolato dall'art. 111 della Costituzione e dalla legge, può essere in parte soddisfatta anche con la previsione di idonee misure organizzative che consentano di meglio definire la catena delle responsabilità all'interno degli uffici inquirenti e nel rapporto con la polizia giudiziaria.

La necessità di tutela del segreto investigativo é tanto più necessaria a seguito dell'emanazione dell'art. 18 del dlgs 167/2016 nel quale é stata prevista la trasmissione delle informative di reato da parte della polizia giudiziaria alla propria scala gerarchica, indipendentemente dagli obblighi prescritti dalle norme del codice di procedura penale. Una norma questa che pone delicati problemi attuativi da più parti sottolineati e per ultimo dal Procuratore Generale di Torino Dott. Saluzzo che, anche a nome dei Procuratori della Repubblica del suo distretto, ci ha inviato una nota contenente osservazioni critiche e preoccupazioni sollecitando l'apertura di una pratica. Il Comitato di Presidenza ha già provveduto ad accogliere tale istanza investendo la Sesta e la Settima Commissione indicando loro anche l'opportunità di coordinarsi con la procura generale della Corte di Cassazione.

Né possiamo fare carico del rispetto di tali principi agli organi di informazione i quali, venuti in possesso di atti, li pubblicano.

Voglio qui esprimere un apprezzamento alla Procura della Repubblica di Roma che ha immediatamente, proprio per tutelare i principi a cui mi sono riferito, avviato una indagine penale e iniziative finalizzate a preservare il prosieguo delle indagini.

Voglio, infine, richiamare le importanti parole pronunciate sul punto dal Primo Presidente e dal Procuratore Generale in occasione dell'ultima inaugurazione dell'anno giudiziario. Il Procuratore Generale Ciccolo ebbe a dire che il fenomeno della fuga delle notizie su indagini in corso è grave perché rischia di ledere il principio costituzionale di non colpevolezza, mentre il Primo Presidente Canzio ebbe a sottolineare le distorsioni connesse al processo mediatico che determina una frattura fra gli esiti dell'attività giudiziaria e le aspettative di giustizia.

Pubblicato il 08 Marzo 2017