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Jul 29 2009
Relazione di Minoranza su DPEF
Wednesday 29 July 2009
I dati di Finanza pubblica contenuti nel DPEF risultano molto più preoccupanti, non soltanto delle previsioni elaborate lo scorso anno ed ulteriormente aggiornate in peius dalla RUEF, ma anche delle più pessimistiche aspettative.            I numeri dell'anno in corso e quelli dell'arco temporale previsivo si commentano da sé: il deficit si accresce  dal 2,7 al 5,3 per l'anno in corso, si mantiene al 5 nel 2010, per scendere al 4,4, 4,1 e 3,7 nel triennio successivo; il debito registra un balzo senza precedenti di 10 punti (dal 105,7 all'115,3 nel 2009) e si mantiene stabile a livelli elevatissimi nel triennio successivo; l'avanzo primario precipita da 2,4 a 0,4, con un segno negativo (disavanzo primario) che non si registrava dal 1991, il risultato peggiore, quindi, da 18 anni e si ricostituisce in senso positivo ma a livelli molto bassi a partire dal 2010.            Il disavanzo per l'anno corrente peggiora, dunque, di oltre 38 miliardi (superando gli 81 MLD) con un saldo primario ancora più negativo di 43 MLD.            Tali indicazioni sono sostanzialmente coincidenti con quelle elaborate nelle scorse settimane dall'OCSE, dalla Banca d'Italia, dalla Commissione Europea, Istituzioni che di recente sono state accusate dal Governo italiano di diffondere pessimismo solo perché rendevano noti dati, purtroppo molto negativi, che oggi il Governo stesso ufficializza con il PDEF.            Tali dati sono ancora più preoccupanti se si considera che:-         la spesa corrente primaria aumenta del 3% del Pil in un anno, un'enormità raggiungendo il massimo strico del 43,4%. 6 punti  in  più  sul PIL rispetto alla fine degli anni '90;-         la pressione fiscale aumenta di 0,6 punti,  toccando il livello record di 43,4% del PIL e mantenendosi sostanzialmente inalterato (43%) in tutto l'orizzonte previsivo; si tratta del dato più elevato dal 1997, anno nel quale fu introdotta la C.d. tassa per l'Europa, poi in parte restituita, sulla base dell'impegno assunto con i cittadini;

-         la caduta verticale del PIL (5,2% - il dato peggiore dal dopoguerra ad oggi), sta tra l'altro producendo effetti devastanti sull'occupazione il Cnel, come è noto stima che il tasso di disoccupazione possa raggiungere a fine anno il 9%, con un'ulteriore perdita di posti di lavoro nell'anno in corso fino a 540.000 unità (che diventano 820.000 in termini di ULA). (...)

Dai dati oggettivi sopra richiamati, si ricava la constatazione che tutti gli sforzi di contenimento della spesa e di riconduzione dei saldi di finanza pubblica entro i limiti concordati con la C.E. ed entro un quadro di sostenibilità, si sono in concreto  annullati e che l'obiettivo del pareggio del bilancio, fissato dal Governo Prodi per il 2011 e confermato lo scorso anno dal Governo Berlusconi, non soltanto è scomparso dall'orizzonte previsivo ma è impossibile da cogliere per un periodo lungo e non preventivabile se la politica di bilancio rimarrà quella delineata nel Documento.            Si tratta di un mutamento di scenario di carattere qualitativo, che modifica i "fondamentali" su cui erano stati costruiti gli obiettivi di finanza pubblica da molti anni e ci colloca fuori da qualunque possibilità nel medio periodo di rientrare entro i parametri concordati  con l'U.E. prima della crisi.            Il volume globale del debito, il livello del deficit e della pressione fiscale, la continua ascesa della spesa corrente primaria, sono tutti elementi che fanno precipitare il bilancio pubblico italiano ai livelli antecedenti alla metà degli anni '90 e sono destinati a condizionare pesantemente le politiche economiche e di bilancio degli anni futuri.            A fronte di tale emergenza, che il Governo ha inteso sin qui minimizzare ed attribuire per intero al ciclo economico recessivo, occorreva una strategia forte di stimolo all'economia e di  contestuale correzione dell'andamento tendenziale dei conti a partire dal previsto superamento della fase di recessione.            Le previsioni del DPEF non sono orientate verso tali obiettivi.             Il Governo non indica alcun intervento correttivo per il prossimo anno, facendo quindi coincidere il quadro tendenziale con quello programmatico, mentre prevede una riduzione minimale del saldo primario (0,4% del PIL) nel 2011 e di un ulteriore 0,8% nel 2012,            Sul punto, si sottolinea come il Governo, al pari dell'atteggiamento sostanzialmente rinunciatario e prociclico avuto sulla crisi economica, rinuncia ad un necessario, robusto intervento sui conti pubblici che consenta prima di stabilizzare e poi di ridurre l'andamento della spesa corrente primaria.            Non solo! Anche i limitati interventi previsti appaiono di difficile realizzazione ed incompleti cosicché il quadro programmatico proposto, che peraltro viene costruito prendendo a base il quadro tendenziale senza valutare e tener conto delle previsioni apolitiche invariate, risulta inattendibile.E' sufficiente, al riguardo, richiamare le osservazioni formulate in sede di audizione dalla Corte dei Conti.            In sostanza, il Governo ha costruito le previsioni per i prossimi anni sulla base di stime sulla ripresa economica del tutto ottimistiche (crescita dello 0,5% nel prossimo anno e di ben il 2% nel 2011), molto più elevate di quelle adottate da altre istituzioni economiche e finanziarie; inoltre, il quadro tendenziale è costruito sul presupposto dell'efficacia dei tagli lineari disposti con il DL 112 del 2008 che si concentrano proprio nel 2011 (tagli già rivelatisi inefficaci nell'anno corrente), sulla mancata previsione di spese a politiche invariate quali ad esempio quelle necessarie per i rinnovi contrattuali o per taluni investimenti,di necessità finanziarie già emerse ma non considerate tra gli impegni futuri quali quelle legate alla spesa sanitaria e agli interventi per il terremoto in Abruzzo.            Altro elemento che condiziona fortemente le già modeste previsioni di correzione dei conti, è costituito dall'andamento delle entrate.            Pur in presenza di una elevatissima pressione fiscale, che si prevede e dopo aver registrato per l'anno in corso un vero e proprio crollo delle entrate (-32 Mld) sostanzialmente invariata nel triennio, si affida la realizzazione degli obiettivi al buon esito della lotta all'evasione e all'elusione fiscale, con una stima di entrata già prevista in varie disposizioni di legge, da ultimo nel DL n.78/2009, di 14 MLD nel 2010.            Molte ragioni fanno dubitare della realizzabilità di tali obiettivi, considerando anche l'abbandono degli strumenti più efficaci di lotta all'evasione da parte del Governo, il carattere condonistico dello scudo fiscale per i capitali illecitamente esportati all'estero, l'andamento dell'IVA (- 11%  nei primi sei mesi del 2009 a fronte di un calo di consumi del 46 %) oltre agli effetti dovuti alla ricomposizione dei consumi verso i beni essenziali a più bassa aliquota, costituisce un evidente sintomo della ripresa dell'evasione.             Dunque, alla genericità ed indeterminatezza degli obiettivi di finanza pubblica per i prossimi anni e alla mancata indicazione di precisi strumenti ed interventi correttivi, che rendono il DPEF anche non rispettoso delle previsioni dell'art. 3 della legge di contabilità, si aggiunge un giudizio, che non è solo dell'opposizione ma dei più attenti osservatori e valutatori, di inattendibilità delle previsioni recate nel quadro programmatico. Signor Presidente, onorevoli colleghi,            abbiamo provato in questo anno a dire al Governo e alla maggioranza che la politica economica e di bilancio non era adeguata ad affrontare la più grave recessione dal dopoguerra e che la posizione rinunciataria avrebbe comportato, come è poi avvenuto, effetti sui conti pubblici molto più negativi di quanto si potesse ipotizzare.            Il Governo, assumendo il vincolo dell'alto livello del debito e del deficit, ha messo in campo diversi ma disorganici interventi anticrisi muovendosi all'interno dei saldi e quindi sostanzialmente spostando risorse, già stanziate, da una destinazione all'altra, mobilitando nel complesso risorse molto inferiori a quelle necessarie e a quelle stanziate dai nostri paesi partners.(lo 0,17 del PIL nel 2008, lo 0,75 nel 2009, o lo 0,49 nel 2010, lo 0,36 nel 2011, con l'impatto macroeconomico impercettibile pari allo 0,56 sul PIL del 2009, lo 0,44 nel 2010, lo 0,28 nel 2011). La manovra anticiclica che avevamo proposto lo scorso anno, ovvero mobilitare almeno 1 punto di PIL, circa 15 MLD a favore dei redditi bassi, ammortizzatori per chi non ha protezioni, occupazione e patto di stabilità interna, prevedendo  contestualmente il rientro a partire dal 2010 con misure già individuate sul fronte del contenimento della spesa, alla fine il Governo l'ha fatta ugualmente ma in una sede inappropriata (l'assestamento), senza organicità e in direzione per lo più casuale, cosicché è facile constatare  che gli effetti sui conti sono quelli già registrati per l'anno in corso, mentre gli effetti sull'economia sono tutti da valutare e nessuna seria indicazione di rientro è stata fornita.            Pur in un contesto molto peggiorato, continuiamo ad insistere! Aggiornandole sulle nostre proposte.  Proponiamo, previo ritiro dell'assestamento e conseguente recupero di un margine finanziario di intervento,  un pacchetto di interventi omogeneo ed incisivo nel brevissimo periodo in funzione anticiclica che consenta di intervenire sui redditi bassi, su quelli delle lavoratrici madri e sulla componente variabile delle retribuzioni, di rimuovere i vincoli del patto di stabilità per i Comuni virtuosi, di concertare con la Cassa Depositi e Prestiti un intervento per accelerare i pagamenti dei crediti delle imprese nei confronti della Pubblica Amministrazione, di ripristinare la piena operatività degli incentivi automatici nel Mezzogiorno e di rendere spendibili le risorse del FAS non ancora utilizzate e già assegnate alle regioni meridionali, di sostenere con maggior vigore ed efficaci l'erogazione del credito alle PMI.            Proponiamo, inoltre, misure più strutturali quali la riforma in senso universalistico degli ammortizzatori sociali, più incisive riforme della Pubblica Amministrazione,  che consentano di razionalizzare la spesa e di recuperare efficienza, un'effettiva riforma dei SSPPLL, misure concrete per lo sviluppo della green economy e per il  rispetto degli impegni assunti sul clima, l'avvio di una credibile politica per la casa, il riavvio di misure di liberalizzazione, un piano straordinario per il sostegno e il rilancio del Mezzogiorno e il ripristino della risorse FAS distolte per altre improprie finalità, ed altre più puntuali misure che sono analiticamente indicate nella nostra proposta di risoluzione.            Riteniamo che la riscrittura dell'assestamento, una più incisiva lotta all'evasione e all'elusione fiscale, una diversa misura per il rientro dei capitali senza condoni e con pagamento del dovuto come hanno fatto gli USA e altri Paesi europei, incisive misure di contenimento selettivo della spesa corrente, anche con la sollecita introduzione dei costi-standards e la prosecuzione della spending review, operazioni straordinarie sugli immobili pubblici, possono fornire le risorse necessarie per una politica anticrisi più efficace, per attuare le indicate riforme strutturali e per adottare un programma di correzione dell'andamento dei conti pubblici e di rientro dal debito fino al 100% del PIL, di cui il nostro paese ha urgente bisogno. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori del Governo,            il nostro giudizio sul DPEF e sulla politica economica e di bilancio del Governo è negativo e le valutazioni per il futuro disegnato nel documento sono molto preoccupanti.             Riteniamo che un'altra politica e un altro DPEF siano possibili ed è ciò che tentiamo di prefigurare con precisione e ponderazione nella nostra proposta di risoluzione.            Vogliamo augurarci che contrariamente a quanto è avvenuto in questo anno, il Governo voglia predisporsi all'ascolto e al confronto anche se è lecito nutrire dubbi su tale volontà.            Se ciò non avverrà, noi continueremo a proporre con forza un'altra politica economica con la convinzione di coltivare gli interessi del paese e con la facile previsione  che i fatti ci daranno ragione.
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