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Apr 23 2009
CASSA DEPOSITI: LEGNINI ELETTO NELLA COMMISSIONE DI VIGILANZA
Thursday 23 April 2009
  Oggi l'Aula dei Palazzo Madama ha eletto il senatore abruzzese Giovanni Legnini componente della Commissione di Vigilanza della Cassa depositi e prestiti.La Commissione, composta di quattro senatori e di quattro deputati, di tre consiglieri di Stato e di un consigliere della Corte dei Conti, vigila sulla gestione della Cassa depositi e prestiti e degli istituti di previdenza. «La Cassa depositi e prestiti - ha commentato Legnini - che storicamente finanzia gli investimenti degli enti locali attingendo al risparmio postale, ha nel corso degli anni assunto una funzione sempre più rilevante nel finanziamento delle grandi opere infrastrutturali e nella gestione delle partecipazioni dello Stato alle aziende pubbliche. Con ogni probabilità dovrà occuparsi anche della gestione delle risorse per la ricostruzione post-terremoto in Abruzzo. Una funzione che mi onora e che assolverò al servizio del Paese e anche del nostro Abruzzo».
 
Apr 09 2009
INTERVENTO SENATO DELLA REPUBBLICA - 8 APRILE 2009– TERREMOTO L’AQUILA
Thursday 09 April 2009

Mercoledì 8 aprile  il Governo, con il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Elio Vito ha svolto in Aula al Senato l'informativa di governo sul terremoto che ha colpito l'Abruzzo. Si trasmette l’intervento del Senatore Giovanni Legnini:

«Ringrazio il Governo, e per esso il Ministro Vito,  per le informazioni che ci ha fornito questa mattina  e per l'attività svolta in questi giorni,  e mi associo a tutte le parole di cordoglio e ai ringraziamenti che lei Presidente ha formulato in apertura di seduta.

La tragedia che si sta consumando a L'Aquila e in decine di paesi del circondario è enorme. Le televisioni, la stampa, la rete ci hanno fornito ogni sorta di immagini e racconti strazianti che non voglio qui commentare perché è a tutti chiara l'enormità dei danni  e delle sofferenze. Oltre ai 250 morti, ai 1500 feriti  ai 70.000 sfollati, voglio richiamare quattro immagini che a mio avviso, simboleggiano più di altre la drammaticità di quanto è accaduto:

 

-          il crollo del Palazzo del Governo, la Prefettura che era stata individuata quale sede del coordinamento degli interventi di protezione civile,

-          la sorte di un grande Ospedale, inaugurato meno di 10 anni fa, che doveva  essere sicuro per garantire cure immediate alle migliaia di feriti, e che invece è gravemente lesionato e totalmente inagibilità

-          il crollo della Casa dello Studente con la morte di  molti ragazzi, e di una Università dove si  stava costruendo un futuro spezzato di 30.000 giovani e si alimentava una parte importante dell'economia della città,

-          il crollo della torre medicea di  Santo Stefano di Sessanio, uno dei borghi più belli d'Italia, che aveva resistito dal 1200 ad oggi ad ogni sorta di calamità anche sismica  e che rappresentava  più delle altre centinaia di beni culturali distrutti, possibilità di costruire una parte di futuro di quella economia in grave difficoltà da molti anni.

 

Quattro simboli che connotano l'intensità e la specialità di questa tragedia che non è solo nel numero di morti e feriti e nell'entità dei danni al patrimonio abitativo e alle infrastrutture, ma nel fatto che a differenza delle altre simili tragedie di cui abbiamo viva memoria negli  ultimi 40 anni (dal Belice, al Friuli , all'Irpinia  fino al Molise e all'Umbria), sono state colpite le funzioni vitali  pubbliche e private di una città capoluogo di Provincia e di Regione.

Il Comune, la Provincia, la Regione, l'Ospedale, l'Università e le scuole, gli uffici giudiziari, la Prefettura,la Questura, i Carabinieri, la Polizia , i VV. FF., l'Anas, la Corte dei Conti, gli Uffici Finanziari, l'INPS, l'Inail  e tutti gli altri  uffici pubblici sono senza casa, e senza mezzi, non possono e non potranno funzionare non sappiamo per quanto tempo. Il Sindaco, la Presidente della Provincia, il Prefetto, il Questore e quanti altri sono senza ufficio e senza casa. Decine di migliaia  di attività economiche e professionali hanno totalmente cessato qualunque attività.

 

 Anche per questo, il terremoto in Abruzzo non è come gli altri e di questo non vi è ancora sufficiente consapevolezza, così come non sono calcolabili  gli effetti sulla vita  e sull'economia  dell'intera regione, anche dei territori non  direttamente colpiti dal sisma per  effetto della paralisi di molte funzioni pubbliche regionali.

Nella giornata di ieri, dopo aver visionato con il Presidente Marini e con le Autorità locali, i luoghi del disastro e di aver constatato le atroci sofferenze delle persone, ci siamo a lungo fermati  nel centro storico dell'Aquila, una città fantasma, muta e trasfigurata, e ci siamo più volte chiesti quando potrà ripartire? Saranno sufficiente mesi o ci vorranno  anni? Abbiamo rivolto questa domanda anche al dott. Bertolaso e neanche lui, con la sua  esperienza non è stato in grado di  fare previsioni.

 

Lo Stato ha risposto prontamente, i soccorsi sono arrivati anche se ad oggi manca ancora molto, mancano ancora tende e bagni chimici, coperte e molti altri beni.

La solidarietà concreta del popolo abruzzese e italiano e di  altri Stati, le cui  offerte mi guarderei bene dal rifiutare, è stata ed è straordinaria.

Ma voglio qui, oggi, annotare che questa volta il programma di rinascita Civile ed economica, i progetti di ricostruzione, non possono seguire vecchi e  lenti riti.

Occorrono ingenti risorse, soldi veri probabilmente alcuni  miliardi  di euro,  gran parte dei quali da mettere a disposizione subito e comunque in tempi brevi. Conosciamo la difficoltà del Bilancio dello Stato e sappiamo per certo che se non si assumerà questa tragedia  come una priorità nazionale , con ogni conseguenza, come ad esempio  ritardare altri investimenti infrastrutturali ed altri programmi per poter ottenere l'immediata disponibilità di risorse, non ce la faremo.

Prima di parlare di new town sarebbe bene pensare e programmare come far ripartire quella città e quella regione.

 

Noi, il PD, abbiamo subito e senza esitazioni offerto la nostra collaborazione al Governo e ci faremo carico nei prossimi  giorni di formulare proposte precise anche di carattere finanziario.

Questa disponibilità non confondetela per remissività.  Vigileremo, non ci basteranno le parole. Ad ogni impegno dovranno seguire fatti concreti.  Ci attende un lavoro duro e noi, statene certi, faremo la nostra parte. Lo dobbiamo a quei bambini e giovani studenti morti. Lo dobbiamo all'Abruzzo e al nostro Paese. »

 

 
Mar 05 2009
Mozione Assegno di disoccupazione
Thursday 05 March 2009
Legislatura 16º - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 163 del 03/03/2009 Mozione Finocchiaro, Treu, Zanda, Latorre, Roilo, Adragna, Biondelli, Blazina, Ghedini, Ichino, Nerozzi, Passoni, Adamo, Agostini, Amati, Andria, Antezza, Armato, Baio, Barbolini, Bassoli, Bastico, Bertuzzi, Bianchi, Bianco, Bosone, Bruno, Bubbico, Cabras, Carloni, Carofiglio, Casson, Ceccanti, Ceruti, Chiaromonte, Chiti, Chiurazzi, Cosentino, Crisafulli, D'ambrosio, De Castro, De Luca, De Sena, Del Vecchio, Della Monica, Della Seta, Di Giovan Paolo, Di Girolamo Leopoldo, Donaggio, D'ubaldo, Filippi Marco, Fioroni, Fistarol, Follini, Fontana, Franco Vittoria, Galperti, Garavaglia Mariapia, Garraffa, Gasbarri, Giaretta, Granaiola, Gustavino, Incostante, Leddi, Legnini, Livi Bacci, Lumia, Lusi, Magistrelli, Marcenaro, Marcucci, Marinaro, Marini, Marino Ignazio, Marino Mauro Maria, Maritati, Mazzuconi, Mercatali, Micheloni, Milana, Molinari, Mongiello, Morando, Morri, Musi, Negri, Papania, Pegorer, Pertoldi, Pignedoli, Pinotti, Procacci, Randazzo, Ranucci, Rossi Nicola, Rossi Paolo, Rusconi, Rutelli, Sangalli, Sanna, Sbarbati, Scanu, Serafini Anna Maria, Serra, Sircana, Soliani, Stradiotto, Tomaselli, Tonini, Veronesi, Vimercati, Vita, Vitali, Zavoli  Il Senato, premesso che:la crisi economica internazionale, come ampiamente previsto, da mesi sta facendo sentire i suoi effetti anche nel nostro Paese. Gli ultimi dati, recentemente resi noti dal Servizio studi della Confindustria, configurano il 2009 e il 2010 come due anni di recessione con conseguente tracollo dei posti di lavoro: secondo gli stessi dati nell'anno in corso saranno 600.000 i lavoratori che perderanno il posto di lavoro e la disoccupazione salirà al 8,4 per cento. Solo nel mese di dicembre 2008, il ricorso alla cassa integrazione ordinaria da parte delle aziende ha conosciuto un incremento pari al 526 per cento rispetto allo stesso mese dell'anno precedente. Dati, questi, che prefigurano un anno particolarmente nero per l'occupazione italiana;in questo quadro, già di per sé abbastanza fosco, si inserisce il problema dei lavori con contratto a termine, i lavoratori cosiddetti precari, che nel nostro Paese riguarda un lavoratore su otto. Un fenomeno molto vasto ed in costante crescita: il lavoratore atipico è molto più frequente nel Sud del Paese, ma avanza anche nelle regioni del Nord: secondo i dati elaborati dalla Confartigianato di Mestre i lavoratori precari in Italia ammontano a 2.812.000, circa il 12 per cento degli occupati. Negli ultimi cinque anni, il lavoro precario nel Nord è aumentato del 17 per cento, contro un modesto 3,1 per cento di contratti a tempo indeterminato, con punte, però del 24,6 per cento solo nel Nord-Est;si tratta di migliaia di lavoratori privi di tutele, che saranno i primi a pagare gli effetti della crisi economica. Si stima che sono circa 305.000 i contratti scaduti solo al 31 dicembre 2008 per i quali il decreto-legge n. 185 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 2 del 2009, il cosiddetto "sostegno all'economia", ha previsto un sussidio poco più che simbolico e comunque non ancora operativo, pari al 10 per cento dell'ultima retribuzione. Inoltre, la platea dei precari che beneficerà delle norme contenute nel decreto non sarà superiore al 10 per cento del totale dei lavoratori precari. Mentre, in un recente studio pubblicato dall'Università "La Sapienza" di Roma, si calcola che siano oltre 800.000 gli atipici a "rischio precarietà", vale a dire con un solo contratto e un solo committente;a fronte di questa situazione le misure predisposte dal Governo si sono rilevate totalmente inefficaci a contrastare la profonda crisi in atto. Gli stanziamenti previsti e la platea alla quale si riferiscono i benefici, in particolare del citato decreto-legge n. 185, appaiono sottostimati e totalmente inadeguati a far fronte alla grave crisi economica ed occupazionale che sta già investendo il nostro Paese e che perdurerà almeno per i prossimi due anni. Per di più, con il decreto-legge n. 112 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 133 del 2008, è stato abolito il processo di stabilizzazione del personale precario avviato con le due leggi finanziarie del Governo Prodi, e ciò determinerà la perdita di lavoro di oltre 60.000 lavoratori precari della pubblica amministrazione e della scuola; a distanza di pochi mesi, si evidenzia tutta la fondatezza delle critiche mosse dal Partito Democratico alle misure del Governo che hanno distolto ingenti risorse per interventi inefficaci o iniqui come l'eliminazione dell'Ici o la detassazione degli straordinari. Una misura, quest'ultima, assolutamente inappropriata perché, in un momento di crisi economica e di rischio occupazionale, gli straordinari sicuramente non sono una misura alla quale ricorrono le aziende in difficoltà. Queste risorse avrebbero potuto invece essere indirizzate verso gli ammortizzatori sociali, vera e propria emergenza dell'anno in corso; (...)
 
Mar 05 2009
DL ANTICRISI: LEGNINI (PD), NO FIDUCIA, SI PUO' E SI DEVE FARE DI PIU'
Thursday 05 March 2009

Intervento in Senato del 27.01.09

Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, recante misure urgenti per il sostegno a famiglie, lavoro, occupazione e impresa e per ridisegnare in funzione anti-crisi il quadro strategico nazionale

«Signor Presidente, signori del Governo, onorevoli colleghi, il decreto-legge che oggi siamo chiamati a convertire con il ricorso al voto di fiducia, per l'undicesima volta nei due rami del Parlamento in otto mesi di legislatura, è il trentaquattresimo, a fronte dei 19 dello stesso periodo della precedente legislatura, pur in condizioni, politiche e numeriche, di sostenibilità del lavoro parlamentare enormemente differenti ed a fronte dell'inesistente ricorso da parte nostra a qualsiasi strumento di ostruzionismo o di ostacolo all'attività parlamentare (per questo provvedimento non abbiamo neanche presentato questioni pregiudiziali e sospensive).Si tratta, come abbiamo già avuto modo di denunciare più volte, di una scelta politica senza precedenti, che sta producendo un mutamento sostanziale della Costituzione materiale del nostro Paese, tutto a favore di un Governo ostile a qualunque virtuoso confronto parlamentare e tutto a danno delle Assemblee legislative rappresentative della volontà popolare. A nulla sono valsi fino ad oggi i richiami delle più alte cariche dello Stato e delle opposizioni al recupero della centralità del Parlamento sulla base della lettera e dello spirito democratico del nostro assetto Costituzionale.Il Governo continua a marciare su un binario di prevaricazione della dialettica democratica, la maggioranza è silente e ratifica, le opposizioni propongono misure alternative e migliorative dei testi legislativi senza incontrare attenzione e ascolto nella quasi totalità dei casi, con l'unica eccezione positiva del federalismo fiscale.Tale lesione delle prerogative del Parlamento ha assunto il carattere della patologia grave qui al Senato della Repubblica. Quasi tutti i provvedimenti contenenti misure economico-finanziarie, recanti interventi lordi per circa 49 miliardi di euro, in otto mesi, in gran parte costituiti da tagli alle spese, sono stati approvati o con la fiducia o senza modifiche. Il numero degli emendamenti approvati si conta sulle dita di una mano ed essi hanno inciso, in misura marginalissima, solo su due provvedimenti.Tale dato politico, al quale non intendiamo rassegnarci, assume una connotazione ancor più inaccettabile a fronte della gravissima crisi economica che è in atto, la più lunga e pesante dal dopoguerra. In tutti i Parlamenti delle Nazioni democratiche, i Governi, le maggioranze e le opposizioni si confrontano, cooperano per la ricerca della migliore soluzione per fronteggiare e uscire dalla crisi. In Italia, invece, ciò non è possibile. I Capi dei Governi e i Ministri dell'economia vanno nei Parlamenti e spiegano le strategie e le misure necessarie. Noi qui non abbiamo né visto né sentito il Presidente del Consiglio, né il Ministro dell'economia e delle finanze, il quale neanche oggi è presente in Aula. In Italia ciò non è possibile non perché l'opposizione non è disponibile o perché gioca al «tanto peggio, tanto meglio»! No, non è possibile per scelta politica del Governo e della maggioranza che irresponsabilmente non ascoltano, rifiutano il confronto, non si fanno carico di suscitare uno spirito di cooperazione nazionale per affrontare il dramma di milioni di famiglie, la crisi del sistema delle imprese, le enormi difficoltà dei conti pubblici.
Noi abbiamo detto e ribadiamo che siamo disponibili a dare il nostro contributo. Abbiamo formulato proposte precise, coperte finanziariamente, ispirate non da una logica di contrapposizione ma dal convincimento profondo che altro servirebbe oggi al Paese per mostrarsi all'altezza della grande sfida che la crisi ci obbliga ad affrontare, per superare l'emergenza e per immaginare oggi come sarà il Paese dopo la crisi.(...)
 
Jan 22 2009
Intervento in Senato - Delega al Governo in materia di federalismo fiscale
Thursday 22 January 2009
«Signor Presidente, ai sensi dell'articolo 96 del Regolamento, chiedo di non passare all'esame degli articoli, partendo dalla risposta che il Ministro dell'economia questa mattina ha fornito sul tema dell'impatto finanziario della riforma del federalismo fiscale che non ci appare convincente, pur essendo stata resa con un tono e un approccio che apprezziamo, perché sottolinea la complessità e l'imprevedibilità allo stato delle conseguenze finanziarie della riforma.Il Servizio del bilancio del Senato, come sempre puntuale ed illuminante, ha trattato i profili di coerenza della legge delega di cui stiamo discutendo con l'articolo 81 della Costituzione: sono problemi che rimangono aperti, essendo noto l'orientamento costituzionale in base al quale è il legislatore delegante - e non quello delegato - che deve disporre in ordine alla copertura ex articolo 81 della Costituzione. Lei, signor Ministro, ha citato diverse pronunce, tranne quella più significativa e rilevante sul tema: la sentenza della Corte costituzionale n. 226 del 1976 che dispone il principio a cui mi richiamavo. Ebbene, dopo avere trattato tali problematiche che rimangono aperte, il Servizio del bilancio solleva una serie di osservazioni e dubbi sui rischi di squilibrio finanziario soprattutto nel periodo transitorio, allorquando si potrà verificare l'emanazione di provvedimenti di entrata e di spesa di segno opposto, suscettibili di determinare oneri aggiuntivi per la finanza pubblica. Un tema ancor più rilevante questo alla luce della sintesi che lei, signor Ministro, ha fatto e che vede nel testo 12 tipi di tributi, 5 soggetti pubblici e 11 tra criteri e principi.
 
Dec 13 2008
Berlusconi e il Centro Oli. La propaganda non serve alla nostra regione
Saturday 13 December 2008

Il Presidente del Consiglio, On. Silvio Berlusconi, si è classificato ultimo nel dire no al CentroOli, dopo che un ampio e forte movimento di cittadini, dopo che il Consiglio Regionale, con ben  due provvedimenti di legge, hanno espresso da molto tempo la volontà del popolo abruzzese e dopoche il prezzo del petrolio è sceso da 150 $ a 40 $ a barile. Di ciò siamo comunque contenti, così come dobbiamo rallegrarci del fatto che, in aperta contraddizione  con le posizioni del PDL abruzzese, egli abbia scoperto che l’Abruzzo debba scommettere sulle sue bellissime risorse naturali  e sui suoi parchi.  I cittadini abruzzesi sanno però che la parte politica che da oltre 20 anni propone e promuove uno sviluppo ecocompatibile è il centrosinistra,  con l’istituzione di numerosi parchi e riserve, con la promozione di un’agricoltura di qualità, con numerose norme e provvedimenti finalizzati al rispetto dell’ambiente e alla promozione di un’imprenditorialità compatibile con il territorio e la tutela delle risorse naturali.

Per scoprire fino in fondo le carte del Presidente del Consiglio, che evidentemente era allarmato dai sondaggi, che lui maneggia con una certa facilità, presenterò martedì, alla riapertura del Senato, un’interrogazione urgente per sapere se il Governo nazionale intenda o meno cancellare le tre righe inserite all’insaputa della nostra Regione, con le quali il 27 giugno scorso, si è stabilito che l’Abruzzo dovrà essere una regione petrolifera; per sapere se a seguito delle dichiarazioni del Presidente del Consiglio, il Governo  intenda o meno revocare le oltre 20 concessioni di perforazione petrolifera sul mare abruzzese, in gran parte rilasciate negli ultimi mesi; per conoscere se il Governo intenda o meno revocare la norma già approvata dalla Camera che estromette le Regioni e gli Enti Locali, da ogni partecipazione alle decisioni amministrative sull’estrazione del petrolio, avocando tutti i poteri al Governo centrale.

Il governo e il suo capo diano risposte su questi temi e diano risposte sul perché negli ultimi sei mesi hanno sottratto alla nostra regione ingenti  risorse per le infrastrutture, per le imprese, per il sistema scolastico, per i comuni di montagna, in una misura mai vista prima.

Non è la propaganda che serve alla nostra regione, ma fatti concreti che sono tutti di segno opposto alle parole e alle omissioni del Presidente del Consiglio e del candidato alla Presidenza della Regione Gianni Chiodi.
 
Dec 05 2008
Il Governo e i suoi no all'Abruzzo
Friday 05 December 2008
«Mentre la PDL in Abruzzo fa proposte elettorali di fantasmagorici investimenti infrastrutturali, a partire dalla ferrovia Roma-Pescara, a Roma, invece, al Senato, dice no a tutto in assenza e con la totale disattenzione dei senatori abruzzesi.Ieri il nuovo no è stato  pronunciato, durante l'esame della Legge Finanziaria, al ripristino del maltolto ovvero i 168 milioni di Euro per la ferrovia sottratti con il primo decreto del Governo Berlusconi.Non solo. Il no è stato pronunziato anche sulla proposta di reintegrare i fondi per i lavoratori dipendenti di ditte private addetti alle scuole (ex LSU e appalti storici) azzerati con la manovra di luglio.Rischiano il lavoro e il salario più di mille lavoratori operanti nella scuola solo in Abruzzo (40.000 in Italia) che si aggiungono ai previsti tagli per il personale docente e ATA per circa 1.800 unità nel triennio, previsti dalla manovra di luglio e dai vari decreti Gelmini.Nei due anni passati, con il centrosinistra al Governo nazionale, per l'Abruzzo arrivavano solo decisioni positive. Da quando governa Berlusconi, arrivano solo sottrazioni, tagli, risposte negative.Riepilogo ciò che è avvenuto in solo sei mesi: 200 milioni in meno per infrastrutture, eliminazione automatismo credito di imposta per investimenti e occupazione, rischio chiusura per 150 scuole e rischio di perdita del lavoro per 2.500 unità (diretti e indiretti) nella scuola, diniego del prestito di 300 milioni per coprire l'extradeficit della sanità (il Ministro Sacconi e la PDL abruzzese non spiegano come si fa ad evitare nuove tasse se non hanno nessuna idea su come garantire il rispetto degli impegni assunti con il Governo sul completamento del rientro dal deficit sanitario). Nulla è stato riservato all'Abruzzo dal decreto anticrisi dei giorni scorsi nel mentre si perdono migliaia di posti di lavoro nella nostra Regione.Che ne pensano Chiodi, i candidati e i parlamentari della PDL su tale ostilità del Governo nei confronti della nostra Regione? Pensano che possiamo continuare a tacere e ad osannare Berlusconi prendendo solo legnate da lui e dal suo Governo? I cittadini abruzzesi ci pensino bene il 14 e 15 dicembre.La PDL non dimostra né a Roma né in Abruzzo di avere a cuore gli interessi degli abruzzesi. »
 
Oct 23 2008
Interrogazione a risposta immediata sull'impatto ambientale delle estrazioni petrolifere in Abruzzo
Thursday 23 October 2008

Resoconto stenografico della seduta n. 065 del 02/10/2008

Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata sull'impatto ambientale delle estrazioni petrolifere nel Mar Adriatico ggggggggggggggggggggggg  LEGNINI (PD). «Signora Presidente, signor Ministro, la Regione Abruzzo da molti anni ha operato una scelta in favore della tutela del suo pregiato ambiente naturale e per lo sviluppo di un'agricoltura di qualità. Sono stati istituiti, oltre al vecchio Parco nazionale d'Abruzzo, due nuovi parchi nazionali, quello del Gran Sasso e quello della Maiella. È in via di istituzione un parco marino, il Parco della costa teatina, oggetto di un intervento normativo del 2001, un parco regionale, numerose oasi e riserve. Negli anni si è sviluppata un'agricoltura di qualità, con particolare riferimento alla vitivinicoltura e alla olivicoltura, che hanno registrato una crescita rilevante in termini qualitativi e quantitativi. Da qualche tempo risultano rilasciate però dagli organi statali competenti diverse autorizzazioni per l'estrazione di petrolio e gas su terra e mare. È in fase di avvio - forse - il centro oli di Ortona, avverso il quale il Consiglio regionale abruzzese, con apposito provvedimento legislativo, nei giorni scorsi ha riaffermato la contrarietà bloccandone l'iter di approvazione, peraltro con il voto sia dell'intero centrosinistra che del centrodestra e, soprattutto, risultano rilasciati nove permessi di ricerca petrolifera alla Petroceltic, per un totale di circa 2.500 chilometri quadrati, sul Mar Adriatico. Inoltre, il Ministero dello sviluppo economico ha predisposto - e poi il Consiglio dei ministri ha approvato - il piano triennale per lo sviluppo, nel quale è espressamente recato l'obiettivo di ricerca e coltivazione di idrocarburi in Abruzzo. Tale scelta, signor Ministro, sarebbe molto grave per l'ambiente, l'economia, le popolazioni abruzzesi in quanto nociva per la salute degli stessi cittadini, che a larghissima maggioranza sono contrari alla scelta stessa, ritenendo invece prezioso conservare e sviluppare il modello di sviluppo eco-compatibile frutto di una scelta politica ormai ventennale. Chiedo di sapere con precisione qual è la posizione del Governo al riguardo, considerato che tale problematica investe il futuro della popolazione abruzzese e se lo stesso intende o meno confrontarsi e concertare tali scelte con la Regione e le popolazioni locali. Insisteremo e incalzeremo il Governo affinché prenda una posizione chiara agli occhi di una popolazione, quella abruzzese, che ha il diritto di sapere qual è il suo destino. » (...)
 
Oct 09 2008
Intervento in Senato - Nota di aggiornamento al DPEF-manovra finanza pubblica per gli anni 2009-2013
Thursday 09 October 2008
«Signor Presidente, signori del Governo, onorevoli colleghi, com'è noto il DPEF fornisce il quadro di riferimento macroeconomico con la stima dell'andamento delle principali variabili (inflazione, tasso d'interesse, crescita del PIL) che rappresentano il punto di partenza per la costruzione del quadro programmatico e tendenziale dei saldi di finanza pubblica e delle principali voci di entrata e di spesa. L'articolo 3 della legge di contabilità, tra le finalità del DPEF e naturalmente della Nota di aggiornamento, predisposta per ottenere un quadro più aggiornato in vista dell'emanazione della manovra, indica testualmente «gli obiettivi macroeconomici ed in particolare quelli relativi allo sviluppo del reddito e dell'occupazione».Nella sua replica di oggi il sottosegretario Vegas, nel rispondere alle pressanti sollecitazioni del nostro relatore, senatore Morando, e degli altri colleghi intervenuti nel dibattito in Aula (che non è stato rituale come è accaduto in altre circostanze), ha dichiarato che il Governo poteva anche non modificare il DPEF di giugno e quindi tanto meno è tenuto ad integrare il documento oggi in discussione, perché gli obiettivi di finanza pubblica, già fissati e fatti oggetti della manovra economica approvata ad agosto, rimangono sostanzialmente immutati, benché venga registrato un peggioramento degli obiettivi di crescita della nostra economia. La stessa posizione è stata sostanzialmente espressa dal relatore di maggioranza, presidente Azzollini.

Il Governo e la maggioranza sanno perfettamente di sostenere qui, nell'Aula del Senato, una tesi che contrasta con il dato normativo contabilistico, che ho prima richiamato, e soprattutto con i grandi cambiamenti che si manifestano di giorno in giorno. La crisi finanziaria in atto è molto grave; le perdite registrate nelle borse nella giornata di ieri sono le più consistenti da 21 anni. Oggi la caduta continua e la sommatoria delle perdite del periodo in corso sarà certamente la più rilevante dalla Grande crisi del 1929. Gli effetti sull'economia reale sono certi. Oggi, nessuno può ragionevolmente ritenere che, anche se nelle prossime settimane la crisi finanziaria dovesse essere arginata (e non sappiamo come), non vi saranno conseguenze negative sul prodotto, sul reddito, sull'occupazione e, in generale, sul livello di fiducia degli investitori, degli imprenditori e delle famiglie. (...)

 
Aug 28 2008
Federalismo Fiscale E Grande Riforma Della Regione
Thursday 28 August 2008
Intervento pubblicato su Il Centro / 28 agosto 2008 

Caro direttore, da qualche tempo il suo giornale produce notizie e sollecita riflessioni sul federalismo fiscale incombente,fino al suo editoriale di domenica, evidenziando gli effetti che tale riforma potrebbe produrre per la nostra regione.

Sull'opportunità di introdurre nel nostro sistema istituzionale e fiscale il regolatore federalista in luogo di quello centralista, si discute da anni. Centrodestra e centrosinistra (che fece la mini-riforma costituzionale federalista nel 2001) concordano sull'obiettivo, ma si dividono sui contenuti. Il federalismo non è nè di destra nè di sinistra , ma noi vogliamo un sistema  solidale  e cooperativo (il governo Prodi  depositò un dl in tal senso), loro ne propongono uno (ma allo stato  non esiste un testo scritto e condiviso) che vuole trattenere il gettito tributario sui territori dove esso si genera con il rischio, solo attenuato nella bozza Calderoli, che le regioni  ricche saranno più ricche e quelle povere pià povere.

Il nocciolo del confronto-scontro tra i due schieramenti è tutto sull'entità  e le modalità redistributive del fondo perequativo , quello cioè dal quale attingere quel qualcosa  in più in favore  delle  regioni meno ricche, in particolare del mezzogiorno.

Qualunque sarà il modello che licenzierà il Parlamento, e noi ci batteremo affinchè non prevalga l'egoismo del Nord, altrimenti saranno guai dall'Abruzzo in giù, è certo che  le regioni e gli enti locali dovranno iniziare a ripensare il rapporto risorse disponibili-servizi e investimenti e ad accrescere  il livello di responsabilità dei governi e delle classi dirigenti che per poter dare di più  ai cittadini dovranno aumentare l'efficienza e l'economicità dei servizi oppure chiedere  loro più tasse.

Per l'Abruzzo in una fase di generale stagnazione economica, di depressione dei redditi, di alta pressione fiscale e scarsità di risorse determinate dal fardello dei debiti della sanità, in gran parte prodotti  negli anni dal centrodestra, pensare solo a qualche aggiustamento, e sperare in qualche risorsa aggiuntiva sarebbe da irresponsabili, non potendosi peraltro agire sulla leva fiscale perchè ciò determinerebbe una sorta di "accanimento  terapeutico" pià dannoso della medicina.

Dunque , occorre fare di più, molto di più.

Provo ad indicare , seppur sinteticamente, due obiettivi programmatici, che mi auguro, la nostra coalizione  vorrà acquisire in vista delle elezioni prossime.

1) UNA GRANDE RIFORMA DELL'ISTITUZIONE REGIONALE

Da quindici  anni almeno, l'esercizio  del governo della Regione, produce dissenso e non consenso. Chi governa perde le elezioni, come è accaduto anche a livello nazionale. La causa prevalente, a mio parere, ha a che fare  con il rapporto tra l'istituzione Regione e i cittadini. Un rapporto che non funziona, perchè la Regione è lenta, inefficiente, dispendiosa, molte volte non agevola ma complica le decisioni di investimenti privati e pubblici e l'esercizio dei diritti. (...)

 
Aug 21 2008
«Basta timori, il Pd punti sul nuovo Abruzzo»
Thursday 21 August 2008

di Maurizio Piccinino

intervista al quotidiano Il Centro del 19 agosto 2008

 

 

 

Senatore, l’inchiesta ha provocato sulla classe politica abruzzese un finimondo di interrogativi, sospetti e amarezze, ma dentro i partiti sembra quasi tutto tranquillo, quasi una situazione normale e le elezioni anticipate un semplice passaggio elettorale.

«Per questo sollecito la politica abruzzese ad uscire rapidamente dall’imbarazzo senza archiviare la grave vicenda giudiziaria ma traendo da essa un insegnamento morale e politico per il futuro. Ha ragione il direttore de Il Centro Luigi Vicinanza, quando scrive che non è più il tempo della politica politicante ma di idee e proposte generatrici del grande cambiamento di cui l’Abruzzo ha bisogno.»

Che idea si è fatta dell’inchiesta?

«La politica non deve commentare le indagini, deve invece augurarsi più giustizia, non meno giustizia, deve sperare che emerga tutta la verità e che si verifichi una catarsi  che sappia prefigurare una nuova fase storica della politica  e dell’agire collettivo nella nostra regione.  Perché ciò avvenga è auspicabile che si comprenda meglio cosa accadde anche negli anni del centrodestra quando esplosero debito, deficit, spesa per la sanità privata, si inventarono le cartolarizzazioni. »

Niente presunzione di innocenza?

«Tutti quelli che hanno commesso reati  devono essere puniti, a chi è innocente si dia la possibilità di dimostrarlo celermente.»

 
 
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